LA STORIA DI JOAN GASPA' GIL
"Correvano gli ultimi
anni del secolo scorso e il "tapat" era
a quei tempi Jaon Gaspa' Gil, egli era l'aiutante tuttofare in un gregge di
più di 4.000 pecore alla fine dell "Espot", probabilmente nella
zona dello stagno San Mauricio. Una notte di primavera i pastori notarono la
presenza di un orso che innervosiva il bestiame e il giorno seguente si organizzarono
per porre fine al problema. Joan Gaspa', che aveva circa 10 anni, li seguì
durante la battuta di caccia al plantigrado e, nonostante fosse l'imbrunire
proseguì da solo. Dopo aver passato una roccia, il giovane incontrò
l'animale che cercava cibo. Il metodo che escogitò per ucciderlo fu lo
stesso che utilizzavano i cacciatori più esperti in un'epoca in cui i
fucili disponevano di un solo colpo: obbligare l'animale ad alzarsi sulle zampe
posteriori, ciò presupponeva che l'animale stava per attaccare, per scaricargli
il piombo addosso. L'arma che usava Gaspa' funzionava con un pistone e occorreva
caricare la polvere e infilare il proiettile nell'imboccatura. Lo sparo doveva
essere molto preciso, perchè ricaricare era una operazione lunga e di
precisione.
Il caso volle che quando Gaspa'
aveva già dinnanzi a se' la bestia, la risposta dell'arma consistette
in uno sbuffo insignificante ed inquietante: il pistone era bagnato. L'orso
al contrario era in perfette condizioni fisiche e gli si buttò addosso.
Il ragazzo si riparò con il braccio alla prima zampata dell'animale,
ma il secondo colpo lo prese alla spalla. Le unghie lo
penetrarono
come pugnali e gli arrivarono fino ai polmoni. Abbracciati in un combattimento
a morte, l'uomo e la bestia rotolarono al suolo. Joan Gaspa' portava con se'
un mastino dei Pirenei che si avventò sull'orso e prese a morderl rabbiosamente.
Nonostante fosse ferito, il giovane conservò la lucidità e riuscì
ad estrarre un piccolo coltello che portava nella cintura, e lo spinse con tutta
la forza che gli rimaneva nella pancia dell'animale....
Nel frattempo, all'altro lato del bosco i pastori uniti ai cacciatori sentirono le grida feroci dell'uomo e dell'orso, e i latrati del mastino, ma non poterono raggiungerli. Quando le grida cessarono, i compagni di Joan immaginarono che era tutto finito per il giovane aiutante. Nessuno dormì quella notte, ma all'alba la leggenda del Tapat era già compiuta. I pastori trovarono il corpo dell'orso coperto dalla brina, e sotto, raggomitolato ed immobile, ma ancora respirando, il giovane pastore. Il calore del corpo del nemico morto lo aveva protetto dal freddo in una notte con temperature sotto lo zero.
A Joan Gaspa' occorse più di un anno per rimettersi dalle sue ferite. "Grazie al cane" diceva sempre Gaspa' quando i vicini gli chiedevano che ripetesse per l'ennesima volta la storia del suo combattimento.
Tratto dal libro "L'os del Pirineu, crònica d'un extermini" di Eugeni Casanova - Pagès Editors - Traduzione Mura Milena
Foto tratte da "El libro del Mastin del Pirineo" - Guara Editorial